lunedì 16 settembre 2019

La bellezza


Pietro è toccato dalla bellezza: «è bello per noi essere qui»

Pietro è toccato dalla bellezza: «è bello per noi essere qui». Quando i discepoli vedono il volto di Gesù che, rivolto al Padre in preghiera, «diventa altro» (così la traduzione letterale), vengono attirati dalla bellezza. È importante soffermarsi sul fatto che la bellezza si sprigiona dal volto di Gesù quando è nel pieno della relazione con il Padre: la bellezza è lo scambio di amore tra il Padre e il Figlio; non è l’attributo di qualche oggetto, e nemmeno di una persona singola: la vera bellezza è l’attributo di una relazione, di un dono reciproco che si lascia coinvolgere nella circolazione di dono e di amore tra Gesù, il Padre e lo Spirito.

Un po’ come noi oggi, i discepoli avevano misurato la loro fiducia verso Gesù soprattutto riferendosi alle categorie di verità e di bene: da una parte, Gesù maestro che insegna alle folle e istruisce i discepoli parla secondo verità, tanto che tutti rimangono stupiti; dall'altra, il bene è il valore a cui tende la scelta di una vita retta, in obbedienza e adesione a ciò che Dio propone. Il valore di queste due vie per vivere in profondità e per incontrare Dio non è in discussione; allo stesso tempo, esse domandano di fare un percorso, chiedono tempo e anche una giusta parte di fatica: sono talvolta laboriose per degli adolescenti.

Il vero e il bene sono presenti nella Trasfigurazione, ma il fremito che fa loro da apripista è la percezione di qualcosa di bello, che tocca in modo diretto e totale: è l’esperienza di un sovrappiù, di una novità che travalica il regime abituale della vita; è l’esperienza di un confine, che mette un po’ di timore ma soprattutto intriga e coinvolge, perché attira facendo sentire il piacere di sporgersi un po’ più in là. Ciò che accade sul monte, semplicemente, «è bello». Istantaneo, corporeo, totale: la bellezza è la caratteristica di un’esperienza che ha molto in comune con ciò che gli adolescenti sperimentano di sé e del mondo. Accompagnare gli adolescenti a far esperienza della bellezza, e allenarci a riconoscerla insieme a loro, sarà un compito fondamentale per ogni comunità cristiana e per gli educatori che ne sono una parte.

Pietro vorrebbe trattenere il momento, fermare le sensazioni: «facciamo tre capanne». Egli non coglie, per ora, che l’incontro con la bellezza non si concilia con atteggiamenti stanziali e protettivi, ma mette le ali al cuore e spinge a partire, a spingersi più in là, ad assumersi dei rischi. Alle sensazioni che dà la bellezza – i bellissimi volti dei ragazzi, i luoghi che visitiamo con loro, lo stile dell’essere insieme – chiediamo di condurci fino alla Bellezza in persona: Gesù nella gloria del suo amore crocifisso e risorto.

 

 
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