lunedì 16 settembre 2019

Tre caratteri diversi


Pietro, Giacomo e Giovanni hanno tre profili umani e spirituali ben caratterizzati, diversi l'uno dall’altro

Pietro, Giacomo e Giovanni hanno tre profili umani e spirituali ben caratterizzati, diversi l'uno dall’altro. Attraverso il prisma di questa diversità vediamo riconosciuta la varietà di caratteri, atteggiamenti e comportamenti degli adolescenti, e anche di noi, loro educatori: ogni adolescente è un essere unico, conosciuto da tutti nelle sue caratteristiche visibili, da molte meno persone negli spazi di interiorità, e solo da Dio nella sua verità profonda.

Pur essendo diversi, i tre discepoli scelti per salire sul monte sono inseriti nello stesso gruppo, e condividono la stessa esperienza: le differenze non impediscono, ma, al contrario, rendono più bella l’appartenenza a qualcosa di comune. Ciò si esprime nella condivisione del tempo e degli ideali, nel perseguimento dei medesimi progetti; soprattutto, questa confidenza deriva dalla comune vicinanza a Gesù.

Gli adolescenti sperimentano il desiderio di stare vicini tra loro, rinnovando continuamente un contatto con gli altri talvolta privo di contenuti particolari, ma carico di significati anche profondi. La loro voglia di stare insieme è solcata dall’ambivalenza tra la pressione di conformità – l’essere come tutti – e una reale possibilità di condivisione, che invece tende a valorizzare le differenze, integrandole in una unità più grande. Allo stesso tempo, essi sentono il bisogno di distinguersi, attraverso una gamma di segni e linguaggi che va dai codici della moda o dagli stili della pettinatura, fino all’intuizione della propria unicità (generalmente quando qualcuno li guarda come persone uniche).

Questo percorso intende valorizzare la dimensione personale così come quella del gruppo. Esse sono naturalmente intrecciate, e si sostengono a vicenda: se da una parte la dimensione del gruppo è a servizio della crescita delle persone, dall’altra il gruppo è una forma di mediazione dell’esperienza della Chiesa, e la comunione che si vive al suo interno vale per se stessa. Cercheremo in tutti i modi di far percepire agli adolescenti che non c’è niente nel loro corpo e nella loro persona di cui debbano vergognarsi, che debbano censurare o tentare disperatamente di cambiare. Di fronte alle loro paure e alla tentazione di non volersi bene, vogliamo guardarli con amore, anche prestando loro per un po’ il nostro sguardo di bene su di loro, finché inizino anch'essi a guardarsi così. Avremo ben chiaro che la sorgente e la mèta di questo amore sono il volto e il cuore di Dio, ma sappiamo che gli adolescenti non sopportano le formule che non vengono dalla vita; non cercheremo quindi alibi intellettuali o di discrezione rispetto all’agire di Dio: abbiamo capito che niente potrà sostituire il nostro amore per loro.

 

 
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