venerdì 22 novembre 2019

Essere responsabili


Non è troppo presto, il tempo dell’adolescenza, per riflettere sulla responsabilità

Non è troppo presto, il tempo dell’adolescenza, per riflettere sulla responsabilità? Non rischiamo di appiccicare dei pensieri troppo grandi su un vissuto che non è ancora in grado di coglierne l’importanza? 

Affrontare questo tema con gli adolescenti non è scontato. Sappiamo che l’etimologia della parola «responsabile» indica la capacità di rispondere: rispondere a qualcuno, o anche rispondere di qualcosa, o di qualcuno. Questo atteggiamento non è cosa da poco, e non nasce in modo estemporaneo.

Per imparare a viverlo occorre anzitutto riconoscere che ci sono altre persone oltre a noi, che esse pensano, agiscono e parlano, e che noi possiamo ascoltarle, sforzandoci di comprendere ciò che esse vivono ed esprimono. Un vero «rispondere» è collegato a tutti questi passaggi. «Rispondere di», poi, comporta di accorgersi che una situazione, un ambiente o una relazione sono qualcosa di bello che ha però bisogno che qualcuno se ne prenda cura. Solo a questa condizione esse potranno continuare a dare gioia a tutti.

È responsabile chi si fa carico di queste realtà, perché se le è prese a cuore. Oggi, domani e anche dopodomani, altri potranno domandargli qualcosa a loro proposito, ed egli sarà in grado di rispondere: sarà respons-abile.

Tutto ciò è molto bello; ma non è troppo, per degli adolescenti?

La prima cosa utile da fare consiste nel ribaltare le domande che ci siamo posti fin qui. Non si tratta, infatti, di capire se questo tema vada bene per degli adolescenti, ma di chiederci quali modi di proporlo siano adatti, e quali invece non lo sono più.

È difficile, per degli adolescenti, provare interesse per la responsabilità se essa viene proposta come la conseguenza pratica di una chiara visione dei valori della vita, da sostenere con un impegno di volontà. Questa logica è tutt’altro che sbagliata; essa però appartiene all’età adulta, della quale valorizza le facoltà più tipiche: comprendere e volere. Applicarla all’adolescenza significherebbe in qualche modo snaturare la logica educativa, facendola partire dalla fine invece che dall’inizio.

Per gli adolescenti, però, il punto di partenza si trova decisamente altrove rispetto ad un «dover essere» dedotto da alcuni principi. Occorre riconoscere questi «altrove», per calibrare la proposta a partire dal punto in cui gli adolescenti si trovano. Senza spaventarsi se, per diversi di loro, questo punto è ancora molto iniziale.

 

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